[visto che oggi non c’è veramente niente da fare, scrivo questo post al lavoro]

Dunque, le cose qui in ufficio vanno benone: con i colleghi e le colleghe si è instaurato un buon rapporto, le cose da fare sono tante e varie (vabbè, a parte oggi), e anche se a volte il capo è un po’ dittatoriale, tutto sommato stare qui mi piace.

Dal 1 ottobre, poi, ho cominciato anche a essere regolarmente salariata: uno stipendio da miseria, ovviamente, che mi fa venire su un po’ “il gatto” perché  solo per il fatto di essere neo-assunta sono costretta a prendere pochi soldi.

E la fiera si avvicina, si parte giovedì pomeriggio alle 16.40. Ieri ho scoperto che non mi verrà pagato niente di più quando sarò via, nessun tipo di trasferta o indennizzo per il fatto di essere a 1.067 (milleesessantasette) chilometri da casa – credevo che fosse una cosa solo nei miei confronti, viste le ragioni sopra-indicate, ma poi ho scoperto che anche le due colleghe che verranno via con me, e che lavorano qui da anni, saranno “pagate” in questo modo. Quindi, almeno, siamo sfruttati tutti uguali! 🙂
Ma d’altronde non mi lamento: sarà una buona occasione per far dell’esperienza importante, e mi servirà sicuramente in futuro!

Ho già quasi ultimato la preparazione della valigia (ieri ne ho fatta metà): ci ho messo dentro le scarpe eleganti, i pantaloni e le maglie, maglioni compresi, per le sere a cena. Mancano solo i completi eleganti, le camicie, in pratica. Stasera carico le pile della macchina fotografica e le batterie dell’ipod, che mi servirà per registrare le conversazioni. E poi direi che quasi quasi ci siamo.

È strano partire così, non per una vacanza, e praticamente da sola. Non mi era mai successo, e la categoria di “viaggio per lavoro” è ancora totalmente nuova e inesplorata.

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