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«By the time I was 24, I was making millions, I was pretty pleased with myself. I was selfish and negrected my family. Since my accident, I’ve been realizing that success means something quite different. I see people who achieve these conventional goals. None of it matters.» – Christopher Reeve

Diciamo pure che questa frase mi ha fatto riflettere. E probabilmente mi ha fatto riflettere perché era già da un po’ di tempo che avevo anche io in testa, in the back of my head, qualcosa del genere, e vederlo scritto l’ha fatto venir su dal retro per diventare quasi in primo piano.Il succo dei miei pensieri di questo periodo è: i soldi non contano poi così tanto. In passato sono sempre stata orientata allo stile “quando lavorerò, guadagnerò il più possibile nel meno tempo possibile, per poi godermi la vita”. Adesso, diciamo che non ne sono poi così tanto convinta. Vedo tante persone che, nello sforzo di fare più soldi che si può, la vita se la rovinano, vivendo, dormendo, pensando sempre e solo all’azienda, ai soldi, ai guadagni. E queste sono persone che di fatto non hanno vita sociale, e soprattutto familiare.

È anche vero che esiste anche l’altra faccia della medaglia: ho conosciuto un imprenditore danese che, invece, è riuscito a “staccare”. Nonostante vada un paio di volte all’anno vada in Vietnam e un altro paio di volte in India per controllare le filiali della sua azienda, ha imparato a uscire alle 16 dall’ufficio e a chiudere la testa insieme alla porta dell’azienda; mentre fino all’anno scorso si portava sempre in lavoro a casa e rimaneva a lavorare anche il sabato e buona parte della domenica, e spesso fino a notte fonda.

Però è sempre facile farsi prendere la mano, pensare sempre e troppo al lavoro, dimenticarsi che esiste anche il resto, facendosi rovinare da qualcosa che invece dovrebbe essere solo un mezzo, un veicolo, e che, secondo me almeno, non dovrebbe finire per occupare la maggior parte del tuo tempo. Anzi.

Io vedo l’esempio della mia famiglia: i miei genitori sono impiegati, non guadagnano poi chissà che, e hanno sempre comprato le cose a rate perché tutti i soldi che servivano non ce li hanno mai avuti – per la casa, le macchine, il camper. Per pagare le rate, non siamo mai andati più di tanto al cinema (l’unico appuntamento fisso è sempre stato il cinema la vigilia di Natale, per il resto il videonoleggio o TelePiù/Sky sono sempre stati sufficienti) o al ristorante, a parte che per i compleanni – ma siamo sempre stati bene e felici, pagando anche le rate in tempo, se non in anticipo.

Quindi, ecco, anche in base alla mia esperienza recente, penso che basti poco per essere felici, e per rendere felice chi ti sta intorno. Non servono i soldi, non serve il successo. Basta un lavorino qualunque, giusto per guadagnare il necessario, e tutto quello che viene in più, come denaro, va bene – ma non bisogna certo spaccarsi l’osso del collo per cercare di guadagnare il più possibile.

I soldi magari ti danno quella stabilità e quella sicurezza economica che può sempre far piacere sentire che ti copre le spalle, però per il resto sono altre le cose che contano. E purtroppo gli anni passano così in fretta che neanche te ne accorgi, che li stai perdendo.

Tutto questo secondo me: voi cosa ne pensate?

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Sono già quasi due anni che gli Hanson si sono impegnati e schierati nella lotta contro la trasmissione madre-figlio dell’AIDS. Sono andati in Sud Africa, hanno portato nell’ospedale di Soweto delle apparecchiature mediche sviluppate nella loro città, Tulsa, Oklahoma. Hanno anche incontrato dei bambini, sia in Sud Africa che in Mozambico, e registrato una canzone con loro, Great Divide, i proventi delle cui vendite su iTunes sono stati interamente donati agli ospedali africani.

Durante il The Walk tour, che si sta concludendo adesso negli Stati Uniti per poi spostarsi in Canada e in Europa (forse), gli Hanson hanno cercato anche di coinvolgere attivamente le loro fans. Hanno organizzato, prima dei concerti, delle camminate di 1 miglio, tutti insieme e a piedi nudi – giusto un assaggio, insomma, per far capire a chi in Africa non c’è mai stato, di cosa “vivono” i piedi dei bambini che laggiù ci sono nati.
Grazie a una partnership con Toms shoes, per ogni paio di scarpe comprate durante e dopo il tour, un altro paio è stato e sarà donato a un bambino in Africa.

E questo weekend, il weekend del Ringraziamento negli Stati Uniti, quei tre ragazzotti americani sono andati in Sud Africa per portarle davvero, le scarpe ai bambini. Per ora sono riusciti a donare 50 mila scarpe – e su hanson.net, per ora solo per i membri paganti della community, ci sono aggiornamenti quotidiani sulle consegne di queste scarpine. E ci sono i video, di questi bambini bellissimi che vedono forse per la prima volta un paio di scarpe, e che cantano e ballano per festeggiare. Oppure disegnano, usando una matita in due, perchè non ce ne sono abbastanza nelle scuole africane.

Mi ha veramente riempito d’orgoglio, questa iniziativa del mio gruppo preferito. E mi sembrava giusto parlarne qui, perchè è bello che, nonostante i soldi e il (discreto) successo, una band si impegni e si sbatta per portare soldi, medicinali, apparecchiature, scarpe, materiale scolastico… insomma, tutto quello che noi diamo per scontato, a chi invece non sa quasi neanche cosa sia.

Ricevo il suddetto meme da Nicola, e lo ricevo molto volentieri, visto che è il primo meme di questo blog!!!
Il titolo è come sei diventato un blogger?, e le domande sono le seguenti 4:

1. Chi o cosa ti ha spinto a creare un blog?
Beh, direi che la cosa principale che mi ha spinto ad aprire un blog è stato… il blog di Nicola! 🙂 Sono sempre stata un’assidua frequentatrice e commentatrice dei suoi esperimenti informatico/web-designichi, e quindi, come vi confermerà prontamente lo stesso interessato, poco dopo che lui ha aperto il suo blog… l’ho aperto anche io! Dapprima sul cannocchiale, poi mi sono trasferita qui.

2. Il tuo primo post?
Un solito post inaugurale di benvenuto all’esiguo numero di lettori che avevo un tempo (e che ho ancora adesso, praticamente senza aggiunte), che mi ricordo è sfociato subito nelle polemiche amichevoli, perchè il suddetto N. mi accusava di plagio blogghistico! 😛

3. Il post di cui ti vergogni di più?
Sinceramente non saprei. Ho scritto talmente tante cavolate che c’è solo l’imbarazzo della scelta!

4. Il post di cui sei più fiero?
[avrei potuto anche scriverlo al femminile… vabbè] Penso la recensione di Cinderella Man del vecchio blog – è stata scritta dopo una serata fondamentale nella mia vita, e quindi ne vado fiera perchè è associato a un bellissimo ricordo.

A chi lo passo? Chi vuole se lo prenda! 😀

Eccomi qua con qualche novità…
Dunque, innanzitutto sono stata assunta qui dai gelatai! Sono qui a tempo determinato (determinatissimo, anzi) fino al 30 giugno 2008. Nonostante sia assunta tramite agenzia interinale, prendo anche un bello stipendietto, quindi posso dirmi proprio soddisfatta di questa sistemazione temporanea!

Per il resto, procede tutto regolarmente. I lavori al presepe sono cominciati in pratica ieri, quindi siamo abbastanza con l’acqua alla gola, vista la mole di roba che c’è da fare… ma siamo fiduciosi! E l’aver messo le “mani in pasta”, anzi “in compensato”, penso ci abbia già dato una buona carica. Purtroppo, il poterci lavorare solo durante i weekend di sicuro non accelera le cose – sarebbe molto meglio poterci smanazzare un po’ tutte le sere, ma non si può fare, e quindi ci adattiamo con quello che abbiamo.

Intanto, continuo a studiare per la tesi, la prossima settimana dovrebbe arrivarmi il portatile (che di sicuro accelererà anche lui i lavori di trascrizione delle registrazioni, sempre nei weekend), e ho provato a dare l’esame di certificazione C1 di spagnolo, necessario per laurearsi, e sono stata segata. Considerando che era la mia prima volta, e che di solito la media è di doverlo dare dalle 4 alle 6 volte prima di passarlo… era prevedibile. D’altronde, l’università non sarebbe assurda, se non ti bloccasse praticamente la laurea a tempo quasi indeterminato per colpa di un esame del cavolo. Siamo pur sempre in Italia!

Troppo carina quest’intervista doppia stile Iene!

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