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Questa settimana ci sta mettendo eccezionalmente più del solito, a passare.

Sono stanca e svogliata. Fosse per me, starei sempre a pensare alla tesi, a studiare, a scrivere cose che mi interessano e mi appassionano.
E invece devo andare al lavoro ed essere sgridata perchè ho appeso la giacca all’attaccapanni dalla parte della manica, come mi hanno sempre insegnato a casa mia, e quindi sta tutta storta. Giacca storta in un attaccapanni che tra l’altro non vede nessuno, se non io, la mia collega, e il titolare – che è appunto quello che mi ha redarguita.
E tutte le volte per fare qualcosa, anche per mandare una semplice email di ringraziamento, dobbiamo aspettare l’autorizzazione e la malacopia del capo. Non ci sono possibilità di scelta autonoma, di proposte. Decide solo lui; e visto che in ufficio praticamente non c’è mai, affoghiamo nella roba da fare senza poter fare niente, per poi strozzarci di lavoro nei 10 minuti che rimane con noi, a dettarci cosa fare.
L’importante sono le apparenze: possiamo stare tutto il giorno a non fare niente, ma se quando lui entra in ufficio noi stiamo battendo sulla tastiera o siamo al telefono con un qualche cliente (provvidenza), lui è già contento così.

… bisognerebbe che dietro le apparenze ci fosse anche della sostanza, ogni tanto.

Mi sono accorta, con un bel po’ di ritardo, che non vi avevo mai aggiornato sul nostro mitico e first presepe!!!
Quindi, ecco qui tre foto che lo ritraggono, fatte proprio prima di smantellarlo questo lunedì:

– una visione d’insieme, presa dal boccascena: a sinistra la casa con rimessa e natività, in fondo al centro una fontana con acqua vera e funzionante, e sulla destra un casotto con fieno e parte franata.

–  il casotto di cui sopra, in un particolare: da notare le balle di fieno imballate una per una con lo spago, il pianale di assi di legno, i mattoni  e i sassi “in caduta”.

– la casa principale, con tenda in pizzo alla finestra della terrazza, scala con scopa appoggiata allo spigolo, rimessa della legna con sega. La Natività è sotto alla rimessa/cantina, dove ci sono (appesi al muro) un falcetto e un rotolo di corda, alcune balle di fieno, e tre botti per l’aceto balsamico.

… ieri sera non mi ricordavo neanche più a che ora puntavo la sveglia di solito, per andare al lavoro: alla fine ho sbagliato alla grande e sono arrivata con mezz’ora di ritardo! 🙂

Finalmente, eccomi di nuovo a casa!!! Durante questo viaggio ho concluso che 10 giorni sono TROPPO per un viaggio di lavoro: non ce la facevo più e non vedevo l’ora di tornare! Questo non solo perchè lavoravo ininterrottamente dalle 9 di mattina alle 10 di sera, ma anche perchè la mia seconda visita negli USA è stata fatta con occhi sicuramente diversi da quelli di me giovane 17enne in love with the country, e avevo davvero voglia di… Italia!

TORONTO
Siamo arrivati in Canada alle 15.50 ora locale, dopo 11 ore di viaggio. Il nostro gentilissimo cicerone, quel pomeriggio e il giorno successivo, ci ha portato in giro per supermercati e a incontrare questo cliente potenziale, con il quale siamo poi andati anche a pranzo.
Per fortuna la sera del secondo giorno siamo potuti salire almeno sulla CN Tower, che dicono fosse la torre più alta del mondo prima che costruissero un grattacielo in Dubai, e che ha una bella terrazza di osservazione sulla città. Peccato solo che fosse buio pesto, e quindi non è che la terrazza sia stata molto utile per ammirare lo skyline.

SAN DIEGO
Beh, San Diego è questa:

san diego

Sole, mare, 25 gradi (Celsius) il 12 di gennaio e la gente che diceva che questo è un inverno particolarmente freddo. Ti verrebbe da strozzarli tutti in blocco, quando si lamentano mentre girano sul lungomare in infradito e mezze maniche, e mangiano in terrazza o sotto le palme nei bar.
Non dite “che fortuna!!!”, perchè siamo stati quattro giorni dentro al Convention Center, entrando al mattino presto e uscendo con il sole già tramontato. 😦

PHILADELPHIA
Dopo San Diego, atterrare a Philadelphia con zero gradi e neve non è stato il massimo, diciamo.
Una cosa simpatica è stata la sistemazione: dopo una settimana in alberghi a super 4 stelle, prenotati a poco prezzo grazie a agganci e bazze qui e là, siamo stati due notti a dormire nel classico motel americano, con cortile interno e diner convenzionato, e pagine gialle e Bibbia nel comodino! Troppo bello! 😀
Un po’ meno bello quando, nel viaggio di ritorno verso l’hotel dopo una giornata in giro per il Delaware a vedere celle frigorifere e magazzini ([nota sarcastica] uh-uuuuuuh!) siamo usciti di strada con la macchina per colpa della neve – e del fatto che non mettono il sale sulle strade. Per fortuna, dopo un 360°, la macchina si è fermata con le ruote ancora per terra, e nessuno si è fatto male!

***

Concludendo: è stata una bella esperienza lavorativa, sicuramente, e un buon accrescimento di curriculum per il futuro. Ciò non toglie che è stato veramente troppo per me: come ho già scritto sopra non ce la facevo più!

Si parte! Ne ho voglia? No, non tanta, a dir la verità. Segno tangibile è il fatto che la valigia non solo non è ancora stata fatta, ma non è neanche ancora stata tirata fuori dal sottoscala.

Dove?
Canada e negli Stati Uniti, in un business trip di 10 giorni, che ci vedrà volare avanti e indietro per il continente, BolognaAmsterdamTorontoSan DiegoPhiladelphiaParigiBologna. Amsterdam e Parigi per fortuna saranno solo gli scali, e lì non dovremo fermarci più di tanto.
E il tempo?
L’escursione termica sarà notevole, passando dai 5 gradi di qui di oggi, ai -4 (Celsius) di Toronto, ai +12 di San Diego, ai -17 (meno diciassette) di Philadelphia e dintorni.
Il soggiorno?
Due hotel a quattro stelle, questo e questo, in ordine di permanenza, e un piccolo motel nella zona suburbs di Philadelphia, con tanto di tavern nello stesso cortile e di supermercato di là dalla strada.

Ci rivediamo il 19!!!

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