Ormai l’ho visto da molto tempo: avevo lasciato il post iniziato nelle bozze, ma mi ero sempre dimenticata di completarlo e pubblicarlo.

Into the Wild è un film fantastico, sublime, che ti colpisce nel tuo punto più intimo, nel cuore e nella testa. E che ti fa uscire dal cinema con una marea di pensieri, di riflessioni, e sconvolgimenti.
Perchè tu pensi che non potresti mai farlo, quello che ha fatto il protagonista: di prendere su e partire alla ventura, lasciando che le proprie tracce si perdano, seguendo un ideale e una fantasia che è sempre stata sopita, ma viva. E per questo, almeno io personalmente, non ho molta invidia: nel senso, è una cosa che non farei, e che non sento il desiderio di farlo. Comunque, appoggio e sostengo chi ha questo sogno, chi ci crede e crede in se stesso e nella propria capacità di esplorare nuovi territori: ci vuole un bel carattere per compiere un passo del genere, e ammiro totalmente chi lo fa, o anche solo ci pensa.

Ti lascia pieno di riflessioni perchè questo film, la vita di questo ragazzo, sono un’immensa parabola dell’esistenza umana: una vita in cui tutti vogliono essere grandi, indipendenti, che pensano di poter contare solo su loro stessi… ma che poi si scoprono immensamente deboli, e soprattutto, soli. Soli di fronte alla natura, che alla fine l’ha sempre vinta, e che dobbiamo, tutti, imparare a rispettare. Soli di fronte al proprio intimo bisogno di essere nel gruppo, di avere qualcuno con cui condividere gioie e dolori – non necessariamente un compagno/partner, ma semplicemente altre persone, che nel bene e nel male ti stanno vicino. La felicità è vera solo se condivisa.

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