Ieri sera siamo andati a vedere Il Cacciatore di Aquiloni. Non starò certo qui a farvi noiosi paragoni sulla diversa resa del film rispetto al libro, e su quanto i libri siano meglio dei film tratti da essi, e che l’emozione che ti dà un libro un film te la dà difficilmente come te l’aspettavi… semplicemente perchè il libro ce l’ho sulla mensola della libreria, ma è in coda di lettura e non l’ho ancora letto! 🙂

Quindi, posso parlarvi sicuramente del film. Di una grande storia di amicizia, quella tra due bambini afghani, Amir e Hassan, che nasce in una Kabul degli anni ’70, florida e viva, dai mille colori e profumi. E che poi incontra l’invasione sovietica, e l’insediamento dei talebani. Amir, l’amico ricco e un po’ codardo, fugge negli Stati Uniti con il padre; Hassan, il figlio del servo, rimane a Kabul.
Anni dopo, anche se non fisicamente, i due amici di incontrano di nuovo – con Amir scrittore fresco di pubblicazione, e un coraggio che da bambino avrebbe potuto evitare tante sofferenze ad Hassan. Difendere e proteggere ciò che è stato dell’amico fraterno è un dovere, per il giovane Amir, che torna a Kabul dopo trent’anni, e respira l’aria della guerra, dei talebani e della rigorosa legge islamica.

Un film veramente prezioso, non solo profondo e profondamente commovente. Questa pellicola è anche un bellissimo ritratto di un paese dilaniato e diviso, che come tutti i paesi era prospero, fecondo e felice, e che ricorda un po’ di questi antichi regni dell’umanità che si studiavano alle elementari.

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