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Stamattina ho passato tre ore in una sala riunioni in centro a Bologna, per sostenere le prove di pre-selezione per un grosso gruppo bancario italiano. Una cosa che è stata un po’ un misto tra i test di personalità (e quelli ci sono sempre), gli esercizi delle Olimpiadi di Matematica, e i giochini logici della Settimana Enigmistica. Presente quelli che non ti vengono mai? E poi vai a pagina 46 a leggere la soluzione e ti verrebbe da strozzare l’autore?! Ecco, proprio quelli! 🙂

Sono arrivata a casa all’ora di pranzo, e dopo mangiato mi sono messa al pc per lavorare sulla tesi. Che occhi pesaaaanti che ho, però!
… e adesso mia mamma mi ha appena portato una tazzona fumante di tè alla vaniglia (rigorosamente Twinings, of course). Se sentite russare sono io! 😀

Un gruppo di ex-alunni, ben avviati nelle loro carriere, si sono ritrovati per andare a visitare un loro vecchio professore universitario. La conversazione presto si è trasformata in denunce sullo stress del lavoro e della vita.

Offrendo ai suoi ospiti del caffè, il professore è andato in cucina ed è ritornato con una grande caraffa di caffè e un assortimento di tazze – di porcellana, plastica, vetro, cristallo, alcune molto carine, alcune costose, altre squisite alla vista – dicendo loro di servirsi da se stessi il caffè.

Quando tutti gli studenti hanno avuto una tazza di caffè in mano, il professore ha detto:

“Se avete notato, tutte le tazze più costose e quelle più piacevoli alla vista sono state le tazze che sono state prese, lasciando indietro tutte quelle a basso costo. Mentre è normale che si voglia solo il meglio per noi stessi, ciò è proprio la fonte dei nostri stessi problemi e stress. Siate pur certi che la tazza non aggiunge qualità al caffè. Nella maggior parte dei casi si tratta solo di tazze più costose e in alcuni casi nascondono anche ciò che beviamo. Ciò che tutti voi volevate veramente era solo del caffè, non la tazza, di proposito però avete scelto le tazze migliori… e poi avete iniziato a osservarvi le vostre tazze a vicenda.

Ora prendete in considerazione questo: la vita è il caffè, i posti di lavoro, il denaro e la posizione nella società sono le tazze. Essi sono solo strumenti per bloccare e contenere la Vita, e il tipo di tazza che abbiamo non definisce, né cambia, la qualità della vita in cui viviamo. A volte, concentrandosi solo sulla tazza, non riusciamo a godere del caffè che Dio ci ha fornito.”

Dio fabbrica il caffè, non le tazze… Godetevi il vostro caffè!

“La persona più felice non ha il meglio di tutto. Fa solo del suo meglio in tutto.”

A dire la verità, questa non è proprio una recensione fresca di giornata, visto che Kung Fu Panda l’ho visto al cinema già quasi due settimane fa. Poi c’è stata la mostra, e un weekend e una settimana decisamente pieni, e non ho avuto tempo per mettermi qui a scrivere un pochino di recensione di questo bel cartone della Dreamworks.

Dunque, innanzitutto un’osservazione: in questo film d’animazione, contrariamente a quanto accade di solito per questo tipo di cartoni animati, non ci sono scoregge. Neanche una! Neanche un ruttino, niente! 🙂
Ciò nonostante (:D) il film mi è piaciuto davvero molto. E’ la storia di un panda goffo e ciccione, figlio di uno spaghettiere che sogna di diventare guerriero kung fu, e che viene identificato come il Guerriero Dragone, cioè colui che potrà sconfiggere definitivamente le forze del male. Un’impresa non da poco, visto che sembra non addrestrabile, non malleabile, e assolutamente non gradito ne dal suo maestro ne dagli altri cinque temuti guerrieri kung fu. E più sembra impossibile che il goloso panda possa essere veramente il Guerriero Dragone, più ovviamente il male e il combattimento definitivo si avvicinano.

Non sto qui a raccontarvi tutto il resto del film, combattimento e finale compresi.
Posso però dire che mi è piaciuto tantissimo, non solo per i bellissimi disegni ed effetti grafici, e per le risate che strappa sia ai bambini che agli adulti. Quello che secondo me è molto bello è il messaggio del film: il fatto che se si crede fortemente in qualcosa, e se si coltivano i semi che si piantano, non importa quanto sembra difficile il cammino, e quanto ci si possa sentire inadeguati a svolgere un particolare compito: prima o poi i risultati arrivano.

Ieri è storia, domani è mistero, ma oggi è un dono. Per questo si chiama “presente”.

Tanto per conoronare i nostri sogni di gloria, la nostra prima mostra fotografica, è stata annunciata e commentata da ben due articoli su Il Resto del Carlino.

Il primo, apparso sulle pagine di cronaca il 12 settembre, era un semplice annuncio:

Il secondo, invece, era sul Carlino di ieri, e parlava proprio di noi!

L’idea è venuta così, un po’ per scherzo e un po’ per caso.
E poi, una foto di qua, una foto di là, un gelato di qua, uno di là (ma soprattutto al Gabbiano a Minerbio), le cose hanno preso piede, ci siamo galvanizzati e stasera si inaugura! Al di là di quello che sarà la mostra (che sarà bella, sia chiaro), è stata una grande soddisfazione mettere insieme tante teste diverse e tante idee, diversi modi di vedere le cose, diversi paesi e diversi volti, per poi formare un gran bel gruppo capace di perdersi in chiacchere fino all’1 di notte! 😀

Ci riflettevamo qualche sera fa a cena, dopo che alla radio hanno dato la notizia della prima medaglia d’oro italiana alle Paraolimpiadi, quella di Viganò. Dicevo, riflettevamo sul fatto che Olimpiadi e Paraolimpiadi ricevono due coperture mediatiche inversamente proporzionali l’una all’altra.

Prima, delle Olimpiadi si sapeva tutto: gli orari delle gare precisi al minuto, tutti i vezzi e i risultati degli atleti, i medaglieri dei vari paesi erano costantemente aggiornati — in un bailamme mediatico che non conosceva soste, dall’alba fino a notte inoltrata.

Adesso, delle Paraolimpiadi non si sa nulla: sappiamo che sono cominciate quando sono finite le Olimpiadi, ma giusto perchè l’hanno detto nei dintorni della cerimonia di chiusura. Non conosciamo gli sport, nè gli atleti, e neanche i paesi che vi partecipano. Non ci sono trasmissioni dedicate, speciali, informazioni, neanche nei TG.

Perchè?! Forse perchè è brutto mostrare un atleta con le protesi? O un cestista sulla carrozzella? Perchè i bambini, che ormai sanno tutto delle veline e dei tronisti, potrebbero impressionarsi? O forse perchè le Paraolimpiadi non sono importanti come le Olimpiadi?
Ecco, questo è vero: l’importanza delle due manifestazioni è indubbiamente diversa. Nel senso che le Paraolimpiadi sono molto più importanti, sia chiaro.

Personalmente non vedo nulla di straordinario in un Usain Bolt che abbatte il record del mondo sui 100 metri piani. Vedo invece qualcosa di assolutamente straordinario e fantastico nei 4.200 atleti che, nonostante i loro handicap fisici, si sfidano sui campi di gara di 12 discipline diverse. Con una forza di volontà e una tenacia che dovrebbero essere di grande, grandissimo esempio per tutti, e non uno spettro che fluttua nel silenzio dei media.

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