Ci riflettevamo qualche sera fa a cena, dopo che alla radio hanno dato la notizia della prima medaglia d’oro italiana alle Paraolimpiadi, quella di Viganò. Dicevo, riflettevamo sul fatto che Olimpiadi e Paraolimpiadi ricevono due coperture mediatiche inversamente proporzionali l’una all’altra.

Prima, delle Olimpiadi si sapeva tutto: gli orari delle gare precisi al minuto, tutti i vezzi e i risultati degli atleti, i medaglieri dei vari paesi erano costantemente aggiornati — in un bailamme mediatico che non conosceva soste, dall’alba fino a notte inoltrata.

Adesso, delle Paraolimpiadi non si sa nulla: sappiamo che sono cominciate quando sono finite le Olimpiadi, ma giusto perchè l’hanno detto nei dintorni della cerimonia di chiusura. Non conosciamo gli sport, nè gli atleti, e neanche i paesi che vi partecipano. Non ci sono trasmissioni dedicate, speciali, informazioni, neanche nei TG.

Perchè?! Forse perchè è brutto mostrare un atleta con le protesi? O un cestista sulla carrozzella? Perchè i bambini, che ormai sanno tutto delle veline e dei tronisti, potrebbero impressionarsi? O forse perchè le Paraolimpiadi non sono importanti come le Olimpiadi?
Ecco, questo è vero: l’importanza delle due manifestazioni è indubbiamente diversa. Nel senso che le Paraolimpiadi sono molto più importanti, sia chiaro.

Personalmente non vedo nulla di straordinario in un Usain Bolt che abbatte il record del mondo sui 100 metri piani. Vedo invece qualcosa di assolutamente straordinario e fantastico nei 4.200 atleti che, nonostante i loro handicap fisici, si sfidano sui campi di gara di 12 discipline diverse. Con una forza di volontà e una tenacia che dovrebbero essere di grande, grandissimo esempio per tutti, e non uno spettro che fluttua nel silenzio dei media.

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