Ma secondo voi, quanto incide la reale “capacità” dei candidati, nel processo di selezione del personale da parte delle aziende? Nel senso, è più importante trovarsi nel punto giusto al momento giusto, oppure avere studiato e avere un curriculum pieno zeppo di competenze, corsi, master?

In teoria, la componente a influire di più sul processo di selezione dovrebbe essere la seconda, cioè la reale (o presunta) adeguatezza del candidato alla selezione, sotto il profilo degli studi e delle esperienze compiute e riportate nel cv.

Ma ci sono persone laureate con lode che non hanno ancora trovato un lavoro dopo anni, e si barcamenano tra tirocini (quando va bene), giornate come hostess o promoter e lavoretti di “bassa manovalanza” per cercare di tirare su qualche soldino. In questi casi, dare la colpa alla crisi è sufficiente a calmare gli animi dei tanti laureati e laureandi a spasso per l’Italia? E sicuramente queste persone senza lavoro non sono figli di papà, che aspettano sdraiati sul divano che qualcuno li chiami a lavorare – si danno da fare, mandano cv, forse fanno anche dei colloqui.

E a questo si aggiunge ad esempio il fatto che a me stessa è stato consigliato, durante un colloquio in passato, di togliere un po’ di informazioni dal curriculum, «perché sennò signorina uno vede tutte queste cose e pensa ‘ma questa quanto la devo pagare?’ e viene scartata».

Sono cose che fanno davvero cadere le braccia. E allora uno cos’ha studiato tanto a fare?

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