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Leggendo il rapporto Nielsen [PDF] sulla felicità nel mondo, pubblicato a Dicembre 2008, si nota come la felicità dei cittadini di paesi diversi sia influenzata da alcuni fattori.

La vita sessuale, ad esempio, è importante per determinare la felicità in Austria, Finlandia, Norvegia, Paesi Bassi, Hong Kong, Indonesia e Vietnam.

Per essere felici in Belgio, Danimarca, Francia e Svezia, e anche in Colombia, Venezuela, Lituania e Israele, invece, oltre a essere soddisfatti del proprio partner, è importante esserlo anche della propria vita sociale.

In Nuova Zelanda, Thailandia, Filippine, Belgio, Colombia e Venezuela sono importanti anche  l’ambiente e il livello di inquinamento locali, ma non altrettanto quelli a livello globale.

Sorprende invece notare come l’ineguaglianza, la pace, o il livello di corruzione siano inversamente proporzionali al livello di felicità dei cittadini. I consumatori nei paesi in via di sviluppo infatti hanno un livello di felicità più alto di quelli che vivono in paesi dove un certo standard di vita è garantito e dato per scontato, anche se devono confrontarsi più spesso con la corruzione, la povertà o l’ineguaglianza.

In generale poi, la felicità delle donne sembra essere meno influenzata dalle condizioni economiche, e più basata sulla relazione con amici, figli, colleghi o titolari. Quella degli uomini, invece, sembra dipendere di più dal livello finanziario, e dallo stato di salute, sia fisica che mentale.

A prescindere dal concetto stesso di livello di felicità, che essendo un’emozione per sua natura non dovrebbe essere misurabile (come se dovessimo misurare il livello di amore, o di odio, o di invidia)… quali sono i parametri che influenzano la vostra felicità? 😉

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coffeeÈ tempo di riforma della scuola anche nel Regno Unito, e oggi il Guardian presenta una panoramica dei principi su cui Sir Jim Rose sta costruendo il nuovo curriculum per la primary school inglese.

Alla fine della primary school secondo il nuovo percorso di studi i bambini dovranno:

– aver familiarizzato con Twitter, Wikipedia, i blog e i podcast come elementi di comunicazione e fonti di informazione. Dovranno saper scrivere bene sia a mano che con a computer, saper fare lo spelling ma anche saper usare il correttore grammaticale;

– essere in grado di saper collocare in una cronologia gli eventi storici. Non avranno l’obbligo di studiare l’Inghilterra Vittoriana o la Seconda Guerra Mondiale, che saranno trattati nella secondary school;

– comprendere i meccanismi dello sviluppo fisico, della salute e del vivere sano, visti i problemi diffusi riguardo alla dieta, alla salute e all’attività fisica nei giovani;

– sapere come comportarsi in caso di bullismo, peer pressure, e saper negoziare e costruire le loro relazioni interpersonali.

Che ne pensano i pochi ma buoni lettori di questo blog? A me piace l’idea che ci sia in progetto una scuola meno nozionistica e più relazionale, e che sembra concentrarsi sul presente dei bambini che la frequentano. Succedesse in Italia, avrei poca, pochissima fiducia sulla sua effettiva realizzazione – ma l’efficienza degli inglesi mi fa ben sperare, in questo caso.

Sono le quattro di pomeriggio, la tradizionale ora della merenda di quando eravamo piccoli, di quando i compiti venivano interrotti per un sorso di latte, un pezzetto di ciambella o magari due biscotti — o, quando proprio andava bene e la mamma ci vedeva molto stanchi, un pezzettino di pane e quattro quadretti di cioccolata al latte.

Sono le quattro e faccio una pausa, perchè oggi la mia produttività è estremamente scarsa: sto scrivendo male e poco, mi distraggo e perdo il filo delle mie stesse parole.
Però ormai manca poco, si stringono i denti e si vede la fine! Sto riempiendo la mia relatrice di fogli di leggere e correggere, di domande sul titolo, di richieste di firme… tra circa un mese dovrò consegnare tutto in segreteria, i moduli, l’elaborato, il libretto. A dicembre, finalmente, la mia vita universitaria finirà. Vediamo cosa mi riserverà il dopo.
Intanto, di quello che ho fatto fino a qui sono contenta.

Un gruppo di ex-alunni, ben avviati nelle loro carriere, si sono ritrovati per andare a visitare un loro vecchio professore universitario. La conversazione presto si è trasformata in denunce sullo stress del lavoro e della vita.

Offrendo ai suoi ospiti del caffè, il professore è andato in cucina ed è ritornato con una grande caraffa di caffè e un assortimento di tazze – di porcellana, plastica, vetro, cristallo, alcune molto carine, alcune costose, altre squisite alla vista – dicendo loro di servirsi da se stessi il caffè.

Quando tutti gli studenti hanno avuto una tazza di caffè in mano, il professore ha detto:

“Se avete notato, tutte le tazze più costose e quelle più piacevoli alla vista sono state le tazze che sono state prese, lasciando indietro tutte quelle a basso costo. Mentre è normale che si voglia solo il meglio per noi stessi, ciò è proprio la fonte dei nostri stessi problemi e stress. Siate pur certi che la tazza non aggiunge qualità al caffè. Nella maggior parte dei casi si tratta solo di tazze più costose e in alcuni casi nascondono anche ciò che beviamo. Ciò che tutti voi volevate veramente era solo del caffè, non la tazza, di proposito però avete scelto le tazze migliori… e poi avete iniziato a osservarvi le vostre tazze a vicenda.

Ora prendete in considerazione questo: la vita è il caffè, i posti di lavoro, il denaro e la posizione nella società sono le tazze. Essi sono solo strumenti per bloccare e contenere la Vita, e il tipo di tazza che abbiamo non definisce, né cambia, la qualità della vita in cui viviamo. A volte, concentrandosi solo sulla tazza, non riusciamo a godere del caffè che Dio ci ha fornito.”

Dio fabbrica il caffè, non le tazze… Godetevi il vostro caffè!

“La persona più felice non ha il meglio di tutto. Fa solo del suo meglio in tutto.”

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