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lavoroSempre a proposito delle mie riflessioni di qualche giorno fa, Nicola mi ha linkato un post interessantissimo che mi ha un po’ rincuorato. Della serie I am not alone.

A parte qualche azienda veramente illuminata sotto questo punto di vista, è incredibile constatare, anche solo parlandone con i rispettivi dipendenti, come siano tante le aziende italiane che vogliono buttarsi nel mondo del web marketing senza però dare l’accesso ai propri dipendenti a questi strumenti.

Ma questa tesi non la riesce a digerire nessuno nelle Direzioni delle aziende?

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Ma secondo voi, quanto incide la reale “capacità” dei candidati, nel processo di selezione del personale da parte delle aziende? Nel senso, è più importante trovarsi nel punto giusto al momento giusto, oppure avere studiato e avere un curriculum pieno zeppo di competenze, corsi, master?

In teoria, la componente a influire di più sul processo di selezione dovrebbe essere la seconda, cioè la reale (o presunta) adeguatezza del candidato alla selezione, sotto il profilo degli studi e delle esperienze compiute e riportate nel cv.

Ma ci sono persone laureate con lode che non hanno ancora trovato un lavoro dopo anni, e si barcamenano tra tirocini (quando va bene), giornate come hostess o promoter e lavoretti di “bassa manovalanza” per cercare di tirare su qualche soldino. In questi casi, dare la colpa alla crisi è sufficiente a calmare gli animi dei tanti laureati e laureandi a spasso per l’Italia? E sicuramente queste persone senza lavoro non sono figli di papà, che aspettano sdraiati sul divano che qualcuno li chiami a lavorare – si danno da fare, mandano cv, forse fanno anche dei colloqui.

E a questo si aggiunge ad esempio il fatto che a me stessa è stato consigliato, durante un colloquio in passato, di togliere un po’ di informazioni dal curriculum, «perché sennò signorina uno vede tutte queste cose e pensa ‘ma questa quanto la devo pagare?’ e viene scartata».

Sono cose che fanno davvero cadere le braccia. E allora uno cos’ha studiato tanto a fare?

Il test simil-enigmistico di cui vi avevo parlato un paio di post ago l’ho passato, e la settimana scorsa (venerdì, per la precisione) sono andata a fare il colloquio con la selezione del personale della banca: il secondo dei tre step previsti nel loro iter selettivo.

Il colloquio in sè penso sia andato abbastanza bene, o almeno lo spero — non è stato niente di più se non parlare del CV, delle esperienze lavorative e scolastiche, degli interessi e hobby, e delle proprie inclinazioni personali o obiettivi professionali.
Il fatto è, questo colloquio mi ha dato modo di riflettere su quanto gli altri ti etichettino in base alla facoltà che hai fatto, senza neanche quasi badare alla persona che si trovano davanti, al di là del tavolo. Io ho fatto lo scientifico, e poi mi sono spostata su Scienze della Comunicazione, e poi su Lingue. Il passo fatto della selettrice in questo modo è stato breve: «andavi male in matematica, eh?!» con tanto di sguardo furbetto e sorriso di falsa complicità.
Nossignora: avevo 10 in matematica, io.

Chi frequenta facoltà umanistiche spesso viene etichettato, secondo me, come un “filosofo” un po’ sfigato, uno che pensa ai grandi sistemi del mondo, che non ha i piedi per terra, che contempla il cielo sopra di lui e poi scivola giù dal marciapiede, per intenderci.
Sinceramente, ma non in virtù del mio essere un umanista, non ne vedo proprio il motivo. Penso che l’università ormai, salvo alcune facoltà indubbiamente specializzanti, ti dia una formazione più che altro teorica, un allargamento culturale, che poi sta al singolo ampliare / integrare / arricchire / diversificare grazie alle proprie passioni / letture / frequentazioni / studi personali / interessi di vario tipo. La facoltà che scegliamo è una delle tante etichette che alla società piace attaccarci alla schiena, come un pesce d’aprile, ma che in verità spesso non rispecchiano la personalità e il carattere, o anche le naturali inclinazioni, della persona che riempie la maglietta a cui sta appiccicato il cartellino.

Uffi, mi sto veramente rompendo le balle! Dev’essere il periodo, visto che un po’ di tempo fa anche la cara Chiara ha scritto un post sui generis.
Non so quali fossero i suoi motivi, o almeno, qualcuno lo riesco a intuire: i miei invece sono ben spiegati nell’icona degli occhiali qui a sinistra, e che su questo blog significa che si parla di lavoro!

Ancora una volta, oggi, ho ricevuto l’ennesima telefonata della mia ex collega, che una volta non trovava una carpetta, l’altra dei documenti, l’altra ancora serviva qualcuno per andare in fiera… oggi invece mi ha chiesto di tornare a lavorare perchè stanno cercando qualcuno che chiuda il buco per le ferie.
Ma insomma… se mi sono licenziata (e da più di 2 mesi) un motivo, anzi molti, ci sarà stato, no?! Ma lasciatemi in pace con la mia tesi, che nervi!

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